Racconti dalla storia:
Monte Rinaldo uno dei castelli del contado Fermano fu la patria di questo soggetto . I di lui genitori furono poveri di beni di Fortuna , ma di buona , e santa vita . Sebastiano fu il suo Padre , ed Ardetia la Madre , Essendo fanciullo diede saggio della santità , che doveva fregiare la sua vita , perchè fanciullo fu sempre incìinatissimo alla divozione , e destinato a pascere gli armenti soleva salire in luogo elevato per predicare ai suoi compagni , e così riprenderli dei loro mancamenti . Si comprò da se stesso un libro, e quando ad uno quando ad un altro ricorrendo si faceva insegnare a leggere. Dalla vita di pastore passò a servire un Abate di Campofilone ed ivi cominciò ad attendere alla scuola più di proposito . Vedendo il Padre , che la inclinazione del figlio era per la scuola lo tenne ora a M.di Nove , ora a Porchia , ora a Petriolo , conforme gli si paravano innanti le occasioni. Acquistata che ebbe lina sufficiente capacità per guadagnarsi un vitto onesto, e corrispondere ai desideri del padre si fece Notaro , e per vari anni esercitò tal uffizio in Ascoli , in Viterbo, in Orvieto . Ma Dio non lo chiamava per quella strada . Che però eleggendosi una vita più perfetta, e migliore si applicò alla milizia clericale . Fatto sacerdote fu chiamato ad esercitare la scuola di grammatica in M. Appone . Per altro non potè ivi durare lungamente in queir esercizio , poiché infestato da vari banditi , che cercavano di salvarsi presso di lui , se ne fuggì e passò ad esercitare lo stesso impiego in Ortezzano .
Quindi stimò bene passarsene in Roma , dove ebbe luogo da occuparsi prima nella casa dei Neofiti, e poi presso i PP. Teatini .
Intanto seppe la seguita vacanza della Parocchia di S. Maria in M. S. Pietro degli Angioli , ed ispirato all’ impiego di Curato si mosse da Roma per andare in Fermo al concorso, e l’ottenne . Tenuissimo era il fruttato di quella Cura , ma egli se ne contentò per fino che visse , e quantunque l’Arcivescovo di Fermo il Cardinal Bandi ni gli offerisse la Parocchia di M. Ranaldo sua patria, e poi Monsig. Pietro Dini, egli constantemente la ricusò ambedue le volte.
Fu di vita irriprensibile , ed amantissimo della verginità , che conservò sempre illibata . Amantissimo della penitenza per più di venticinque anni andò sempre scalzo , e colle sole scarpe all’ uso apostolico, colla tonaca alla Carmelitana , e la veste da prete al di sopra . Andava cinto di cilizio sopra la nuda carne con un cingolo di Ferro al di sopra . Se andava a trattare con alcuno , e specialmente coi superiori aggiungeva altri celizi di ferro, uno al ginocchio, ed altro nel braccio; ed essendo della Congregazione della B. Vergine della Mercede portava anche una catena di ferro nel collo per aver presente lo stato penoso di quei miserabili, che gemevano nella prigionìa de’ Turchi .
Era astinentissimo , e faceva frequenti vigilie . Dalla Pasqua di Resurrezione fino all’ Esaltazione della S. Croce digiunava due volte la settimana , e dall’ esaltazione della S. Croce fino all’ Avvento quattro volte , ed osservava tutte le Quaresime dei Frati Minori della Riforma . Si disciplinava aspramente tre volte la settimana , e parecchi anni prima di morire lascio di mangiare la carne .
La sua stanza non era lunga più di un passo, e larga altrettanto . Non vi teneva altro che un sacco di paglia per dormire, e i libri che studiava . Usava un lenzuolo di mezzalana , e della stessa materia i fazzoletti, e le camicie . Discosrendo con suor Maria a sua sorella le disse , che era trent’un’anno che aveva fatto voto di non peccar mortalmente,e ringraziava Iddio di averlo potilo osservare, del che non accade dubitarne anche per relazione del di lui Confessore . Non lasciava mai di celebrare la S. Messa , ed era tanto divoto del SS. Sagramento , che da più persone fu osservato, stando Tom. XIII.

Nella mensa sempre si leggeva qualche libro spirituale facendoselo leggere dalla Sorella, ed esso vicendevolmente leggendogli finché la sorella mangiava .
Faceva la sua orazione mentale sera , e mattina, e prima di andarsi a dormire era sòlito ogni sera orare avanti il SS. Sacramento . Anzi quasi ogni notte si alzava per andare a fare orazione nella Chiesa, per
Palla terra di M. San Pietro tolse molti abusi, che erano di qualche scandolo , e fu il primo a introdurvi l’esposizione delle quaranti ore negli ultimi giorni di Carnevale . Vi fece una congregazione di Carmelitane scalze , monache di santa vita . Fu padre spirituale di quel Giacomo Sassolino detto Formica, che per avere con un segno di Croce liberato in Macerata Papa Clemente Vili, mentr’era in viaggio per Ferrara ottenne da Jui un’indulgenza plenaria perpetua per la Chiesa di S.Maria di Marano , posta fuori delle mura di M S Pietro. Istituì nella sua Chiesa , e con bellissim’ordine la la compagnia dell’ Oratorio , dove da lui s’insegnava la dottrina cristiana, si sermoneggiava tutte le feste , e ogni Venerdì séra si faceva orazione e la disciplina . Predicò una Quaresima nella Chiesa di S. Francesco senza esigere alcun premio delle sue fatiche, e finché visse mantenne in una perfetta pace quella Terra . Come medico spirituale visitava di continuo gli infermi tanto della sua, che dell’ altrui parecchie , e spesso si estendeva anche fuori del territorio, e sempre a piedi ,
Conosceva gli ossessi appena li vedeva , e per la grazia , che aveva da Dio di liberarli continuamente gli venivano condotti’ da tutte le parti j ed egli prediceva , che la maggior parte li liberava col mezzo di una buona generale confessione . Quantunque fosse povero , di quel poco che aveva era cortese , e liberale con tutti, ma specialmente coi poveri , coi quali era prodigo ; ed all’ incontro era così rispettoso , e modesto, che quantunque si fosse trovato in grande necessità non accettava cosa alcuna da alcuno se non forzato . Era il modello della pazienza , e della umiltà, e sempre si chiamava il più indegno Sacerdote , e il più gran peccatore . Fu molto perseguitato dal Demonio , che lo affligeva spesse volte con delle battiture . Per attendere a spirituali interessi si privava quasi sempre del sonno.
Nell’ultimo sermone che fece al suo popolo si presagì la prossima sua morte , e lo stesso fece coi suoi penitenti l’ultima volta, che li confessò .
Alfonso Bianchi di Montecchio Vicario generale di Fermo lo amava teneramente ; e lo stesso faceva Monsignor Dini Arcivescovo , il quale saputa appena la malattia del servo di Dio gli mandò dei rimedi per curarsi, e gli spedì due Gesuiti a visitarlo con ordine di ragguagliarlo di tanto in tanto di tutto il progresso della malattia.
Nella sua camera si sentì sempre una soave fragranza, e questa similmente spiravano tutti i di lui vestimenti . Mai si dolse del male , e con somma pazienza ne sopportò i dolori , e i rimedi dolorosi, che gli furono apprestati . Finalmente ricevuti con grandissima divozione,ed esemplarità i SS Sagramenti nel Pontificato di Gregorio XV. Cessò di vivere . Seguiti la mòrte , e portato il cadavere in Chiesa fu immenso il concorso de’ cittadini, e degli esteri, presso de’ quali era in altissima stima , ed e memorabile che v’ intervenisse anche il Padre, vecchio di cento e otto anni. Fu sepolto nella chiesa di S. Maria di Fabriti, di cui era stato Curato trentasette anni , in una cassa di legno presso V altare maggiore in cortiu Evangelii; e per relazione di Fabiano suo padre visse sessanta sei anni .
Esiste ancora in M. Rinaldo questa famiglia Antonini diramata in più case, e la persona del Curato presente di esso Castello di famiglia è un degno successore , e modero ai ouesto.

Delle antichità picene
di Giuseppe Colucci (abate)

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