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MONTE RINALDO – Una delle difficoltà dello scrivere sui piccoli centri è trovare la documentazione necessaria. Così il sindaco di Monte Rinaldo, Gianmario Borroni, ha voluto iniziare il partecipatissimo incontro di divulgazione del volume “Monte Rinaldo”, scritto da Settimio Virgili e presentato nel comune della Valle dell’Aso. Il libro, consegnato a tutti i presenti, narra Monte Rinaldo dalla Cuma alle chiese, ai personaggi come Don Serafino Antolini e Alceo Feliciani.

E’ stata la Dott.ssa Daniela Tisi a sottolineare come la pubblicazione colga vari aspetti della storia della comunità monterinaldese. L’evento più significativo è il rinvenimento casuale dell’importante scavo archeologico della Cuma e la sua evoluzione dagli anni ’50 ad oggi. Si parla anche del museo civico archeologico inserito oggi nella rete museale dei Sibillini.

Monte Rinaldo deve il nome a una serie di storie, alcune della tradizione popolare, ha ricordato la Dott.ssa Ada Caselli, che vanno dal Conte Rinaldo vissuto nel XIII secolo, al Rinaldo, conte normanno venuto nel Fermano, cui era stato dato il territorio della media Valle dell’Aso. Si parla molto della Cuma citata nella Naturalis Historia da Plinio il Vecchio fino alla menzione di Novana, città scomparsa, su cui sono state fatte numerose ipotesi da storici antichi e moderni. Descritta anche l’evoluzione del territorio, partendo dalla strutturazione del paese, con Porta Romana e Porta Vittorio Emanuele II, fino alla storia del castello, inserendo il tutto nel contesto storico. Un libro importante per i giovani affinché ripercorrano le tracce del passato.

I personaggi citati hanno tutti rivolto la vita agli altri, agli ultimi del paese, ha detto l’autore Settimio Virgili, come Don Serafino Antolini, oggi sepolto nella chiesa della Misericordia. Ha retto la parrocchia per 40 anni gestendo situazioni gravi come la carestia, nei primi mesi del 1815, dopo l’eruzione del vulcano indonesiano Tambora che ha emesso polveri e cenere stratificate.

Quindi la relazione di Virgili ha approfondito il tema Novana, che alcuni associano a Montedinove, specificando però che nel testo non c’è la sua localizzazione, ma solo alcuni indizi: ad esempio il fatto che in tutte le pianure alluvionali dei fiumi del Piceno, del Tronto, del Metauro sono state trovate città romane. La Valdaso, invece, è l’unica senza alcuna città. E’ lecito supporre, però, che la Cuma fosse per forza collegata a una città che la utilizzava. Per capire dove si trovava Novana, conclude però Virgili, bisogna attendere altre evidenze archeologiche.

Alessandro Giacopetti

fonte:INFOFERMO 

 

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