MONTE RINALDO – Circondata dall’incantevole paesaggio agrario della valle dell’Aso, l’Area Archeologica “La Cuma” di Monte Rinaldo, che deve il nome all’omonima contrada, può ritenersi a buon diritto uno dei complessi monumentali più importanti di tutta la regione. Tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, in seguito ad alcuni lavori agricoli, furono rinvenuti i resti di un antico santuario di età tardo repubblicana-ellenistica (II – I sec. a.C.), situato su una terrazza artificiale ricavata sul fianco di una collina, a poche centinaia di metri dal centro abitato.

Il complesso cultuale è costituito da un porticato, un tempio e un edificio rettangolare di incerta destinazione. Del porticato, lungo oltre 60 metri, si conservano due colonnati paralleli, di ordine ionico-italico quello interno e dorico quello esterno, e un muro di arenaria che fungeva anche da contenimento della terrazza. Il tempio era collocato davanti al porticato in posizione centrale: conservato solo a livello di fondazioni, su cui la Soprintendenza ha effettuato un intervento lo scorso novembre, probabilmente era a tre celle con colonne sulla facciata di ordine tuscanico (ordine architettonico proprio dell’area etrusco-italica). Seppur non visibile, è accertata la presenza di un pozzo tra il tempio e il portico.

A chi fosse dedicato il tempio non è ancora ben chiaro (al dio Giove? alla dea Artemide?), ma sembra che l’acqua rappresentasse l’elemento naturale costitutivo di questo complesso sacro. All’acqua si legano infatti i riti di guarigione indicati con la parola latina “sanatio”, tipici dell’area centro-italica. La funzione del santuario doveva essere anche quella di luogo di incontro tra le comunità della costa e quelle dell’alta valle dell’Aso, e di presidio strategico lungo l’antica arteria Ascoli-Fermo. Con la costruzione di questo santuario Roma andava così incontro alle tradizioni dei locali abitanti piceni, evitando a queste comunità di trovare motivi di ribellione.

Dopo un periodo in cui le visite potevano essere effettuate solo su prenotazione, questo gioiello dell’archeologia, in estate, è aperto al pubblico tutti i giorni per quattro ore nel pomeriggio, il sabato e la domenica anche al mattino. Durante il resto dell’anno, l’apertura viene garantita nei fine settimana, tranne nei mesi di marzo e ottobre, quando è soltanto su prenotazione. Quasi ogni weekend ci sono gruppi in visita provenienti anche da fuori regione e dall’estero, in particolare dalla Germania, cosa che ha spinto l’Amministrazione comunale a produrre delle brochure anche in lingua inglese.

Il sindaco di Monte Rinaldo, Gianmario Borroni, esprime soddisfazione per il netto incremento delle visite registrato nel corso degli ultimi due anni e si dice fiducioso nel trend in aumento, ma non nasconde le difficoltà legate ai costi di manutenzione e gestione del sito, specie dopo il taglio dei fondi provinciali che erano destinati all’apertura dei siti archeologici e dei musei. Spazio ai privati dunque, con i quali, sotto la supervisione della Soprintendenza, dovrà essere raggiunto un accordo strutturato che al momento manca, ma che si rivela sempre più urgente.

Pertinente all’area archeologica è il Museo Civico Archeologico che ha sede presso la ex chiesa del S.S. Crocifisso, di proprietà comunale. L’edificio ospita dal 2008 la prestigiosa raccolta di reperti rinvenuti nel vicino sito archeologico, costituiti principalmente dai rivestimenti in terracotta delle travi e degli spioventi e da frammenti di statue appartenti alla decorazione del frontone (la parte alta di forma triangolare, ndr) del tempio. La forte caratterizzazione patetica che contraddistingue queste sculture ha spinto gli studiosi ad avvicinarle alle opere del cosiddetto barocco dell’Asia Minore, come ad esempio l’Altare di Pergamo (II sec. a.C.), oggi conservato a Berlino. Non mancano ex voto anatomici, come mani, piedi, teste, ed ex voto animali, come statuine di bovini. Di particolare importanza storica è il frammento di una coppa a vernice nera che reca incisa un’enigmatica iscrizione latina.

Entro il mese di luglio è previsto il riallestimento del museo, con un potenziamento degli apparati esplicativi. L’area archeoogica e il museo, accessibili anche ai portatori di handicap, sono aperti anche alle scuole, con le quali, nel corso dell’ultimo periodo natalizio, la dott.ssa Daniela Tisi, a capo della società D&P Turismo e Cultura, ha sperimentato dei laboratori didattici che forse verranno riproposti nel prossimo anno scolastico.

Quale iniziativa a scopo divulgativo va menzionata la passeggiata archeologica che si è svolta il 1° maggio con la collaborazione della dott.ssa Tisi: un tour guidato, rivolto a residenti e non, partito dal museo e arrivato all’area archeologica passando per il centro storico di Monte Rinaldo.

Per informazioni su orari di apertura e visite guidate ci si può rivolgere al Comune di Monte Rinaldo (tel. 0734.777121) o alla dott.ssa Daniela Tisi (tel. 339.3466752 – 0736.845270 – info@depturismoecultura.com).
Filippo Bordò

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