Sarà l’occasione per fare il punto della situazione e parlare dell’area archeologica de La Cuma dopo il maltempo dello scorso giugno. Allora, la pioggia creò uno smottamento di acqua e fango dalla collina a monte dell’area archeologica che travolse una parte della recinzione invadendo parte degli scavi. E’ in corso ora un dialogo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche per capire i prossimi passi da attuare in vista della riapertura il prossimo anno.A “Monte Rinaldo sessanta anni dopo” interverranno, l’archeologo Filippo Demma, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche; il Prof. Enrico Giorgi, docente di Metodologie della Ricerca Archeologica al Dipartimento di Storia Culture Civiltà Sezione di Archeologia Università di Bologna; la Dott.ssa Daniela Tisi, direttrice della Rete Museale dei Sibillini, e direttrice dell’area archeologica La Cuma e del Museo Archeologico. La Cuma, una delle aree archeologiche più importanti del centro Italia, ha visto due principali campagne di scavi: la prima nel 1957 e la seconda tra il 1958 e il 1962, le quali portarono all’individuazione e alla parziale messa in luce del santuario, di epoca tardo ellenistica, e di strutture di età imperiale avanzata. A distanza di sessant’anni da quel 1957, l’archeologo Filippo Demma ha realizzato una analisi dei giornali di scavo dell’epoca – spiega Gianmario Borroni, sindaco di Monte Rinaldo – e ha studiato i reperti disponibili. Sembra, quindi, aver chiarito a chi fosse dedicato il santuario e quali sono state le varie fasi di costruzione. Porterà la sua tesi proprio sabato a Monte Rinaldo. 

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