Programmata per venerdì 14 Luglio ore 18.00, presso l’area archeologica “la Cuma” la presentazione dei risultati della campagna di scavi. All’interno dell’evento anche una ricostruzione “virtuale” del santuario.

Sono state tre settimane intense quelle appena trascorse all’Area Archeologica “la Cuma”, che hanno visto la ripresa dell’attività di scavo, documentazione e inventariazione dei resti del grande santuario romano di epoca tardo ellenistica, dopo alcuni decenni di arresto. Per molti versi si tratta di un momento molto atteso per l’archeologia marchigiana. Sino a oggi, infatti, sembra essere stato riportato in luce una ampia parte dell’edificio ma quasi certamente l’antico complesso monumentale era più esteso di quello attualmente visibile.  Soprattutto lo scopo principale delle nuove indagini è chiarire gli aspetti ancora poco chiari della ricostruzione architettonica di questo complesso santuariale unico in area marchigiana. Molti elementi architettonici, ad esempio, sono già noti, ma la loro collocazione originaria è ancora oggetto di studio.

 

I PROTAGONISTI, IL PROGETTO, LE ATTIVITÀ

La ripresa delle attività di scavo è stata un’iniziativa che risale allo scorso anno ed ha avuto origine da una Convenzione sottoscritta tra  Comune di Monte Rinaldo, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche e il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna. Grazie a questo accordo è iniziata la prima fase di ‘scavo nei depositi e negli archivi’ dove si conservano ad esempio le preziose fotografie e i disegni dei vecchi scavi degli anni Cinquanta e Sessanta. Già questa prima fase di studio ha permesso di fare scoperte importantissime. Alle fasi iniziali del progetto, che ha visto una prima campagna di indagini non invasive condotte sul campo la scorsa estate 2016, ha preso parte un team internazionale di ricercatori che comprende anche gli archeologi della British School at Rome. Già la scorsa estate 2016, quindi, ha avuto inizio l’attività di rilievo topografico e geofisico, con l’utilizzo di strumentazioni innovative come Laser Scanner, georadar e magnetometro, per provare a mappare il terreno e a riconoscere la presenza di strutture sepolte prima di iniziare a scavare, in maiera da orientare al meglio i lavori successivi. Lo scavo di questa estate 2017 ha poi visto il coinvolgimento anche di studenti dell’Università di Camerino e di alcune allieve del liceo classico di Ascoli Piceno “F. Stabili” che hanno parteciperanno alle attività di analisi dei reperti.

A coordinare e dirigere il progetto è Enrico Giorgi, docente di Metodologie della Ricerca Archeologica presso l’Università di Bologna, da anni impegnato nelle ricerche archeologiche di ambito marchigiano nell’ascolano e nell’area di Senigallia dove dirige gli scavi, tutt’ora in corso, nel parco archeologico della città romana di Suasa. Tali ricerche, dunque, si collocano nel solco di una lunga tradizione di studi di ambito marchigiano dell’ateneo di Bologna, iniziata da uno dei fondatori dell’allora Istituto di Archeologia di Bologna, il lauretano Nereo Alfieri e oggi portata avanti dai numerosi studenti e ricercatori marchigiani presenti all’università di Bologna. Vale la pena ricordare che l’Ateneo felsineo è tra le poche Università statali italiane presenti nelle fasce alte delle classifiche di valutazione internazionali e che questa fama dipende anche dagli archeologi bolognesi, tra i più quotati a livello nazionale nelle classifiche del ranking mondiale.

Così, quest’anno, a sessant’anni esatti dalla prima campagna di scavi archeologici, l’area della Cuma è tornata ad accogliere un gruppo di più di venti persone tra archeologi e studenti impegnati  a portare alla luce e catalogare i tanti, nuovi reperti trovati in questi giorni. Proprio per garantire un’efficace attività di studio “sul campo” dei reperti l’amministrazione comunale ha allestito e messo a disposizione degli studiosi un laboratorio collocato negli edifici dell’ex scuola elementare di Monte Rinaldo.

La speranza condivisa è che il parco Archeologico di Monte Rinaldo diventi nel prossimo futuro un cantiere scuola importante per la formazione di tanti nuovi giovani.

 

L’EVENTO “RACCONTARE L’ARCHEOLOGIA A MONTE RINALDO”

L’avventura di quest’anno volge al termine e troverà una temporanea conclusione il pomeriggio del 14 Luglio, data in cui è programmato un evento aperto al pubblico. L’intento sarà quello di raccontare i risultati della campagna di scavo di questo anno anche ricorrendo ad alcune ricostruzioni virtuali a cui gli archeologi stanno lavorando, avendo cura sia della correttezza scientifica, sia delle potenzialità divulgative. Verranno inoltre presentati alcuni dei reperti più significativi rinvenuti quest’anno che, uniti a quelli dei vecchi scavi, dovrebbero permettere di comprendere al meglio lo sviluppo delle decorazioni che correvano sopra le colonne sui fregi del portico e il ciclo statuario posto sui frontoni del tempio. Tra le novità, infatti, si segnala la presenza di decorazioni architettoniche di terracotta con numerose tracce di colore ancora vivaci e ben conservati. In conclusione verrà letto un racconto, scritto da una giovane allieva liceale e ambientato proprio nel Santuario in epoca romana, finalista della sesta edizione del concorso di scrittura “Riflessi di Cultura” i giovani marchigiani raccontano il passato”. Il concorso è organizzato dall’IIS “Capriotti” di San Benedetto del Tronto, mentre il racconto della finalista di Francesca Marcelli verrà letto da Federica Leonzi. Il tutto vuole essere un modo per restituire la suggestione di questi luoghi innanzi tutti a che ancora li abita e poi a tutti gli interessati.

 

IL PROGRAMMA DELL’EVENTO

Ricchissimo il programma: si partirà alle ore 18.00 presso l’area archeologica “La Cuma” con la relazione sui risultati della campagna di scavo 2017, nel quale interverranno il sindaco di Monte Rinaldo, dott. Gianmario Borroni, il Prof. Enrico Giorgi dell’Università di Bologna, in qualità di direttore degli scavi, il dott. Filippo Demma per la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche ed il dott. Francesco Belfiori dell’Università di Bologna.

Nel corso della relazione è prevista la possibilità di usufruire di smartphone dotati di una ricostruzione in 3D del santuario nella quale si potranno ammirare i nuovi reperti rinvenuti e la loro collocazione originaria nella struttura.  Alle 19.00 è prevista la lettura di un brano della studentessa Francesca Marcelli che parla dell’area archeologica di Monte Rinaldo, finalista del concorso regionale “riflessi di scrittura”.

 

IL FUTURO DELL’AREA ARCHEOLOGICA DELLA CUMA

L’evento in programma venerdì è posto soltanto a temporanea conclusione delle attività di scavi archeologici iniziata lo scorso anno, che ha – di fatto – sancito un rinnovato l’interesse per il sito archeologico di Monte Rinaldo.  Difatti i risultati ottenuti lasciano senza dubbio intendere che l’area ha ancora tanto da raccontare. “Il lavoro di questi due anni è soltanto un primo step, che ci fa ben sperare per i prossimi anni” – spiega il Sindaco Borroni, la cui amministrazione ha dato fin da subito il pieno appoggio al progetto. “Già nel 2018 ci si auspica di ampliare l’area dello scavo, al fine di valorizzare a pieno l’importanza archeologica, storica e culturale del santuario della Cuma”.

 

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