Monte Rinaldo

Storia e Paesaggio

MONTE RINALDO

Monte Rinaldo è un’importante meta culturale, enogastronomica, naturale e paesaggistica della Valdaso.

Storia

Il paese sorge su un contrafforte a 485 mt s.l.m. e la sua storia affonda le proprie radici nel periodo romano, la cui testimonianza può essere identificata nel grandioso tempio venuto alla luce nel suo territorio in località “La Cuma” unitamente alle tante tracce di ville romane, ancora oggi in gran parte inesplorate.

Successivamente, in età longobarda, la sua posizione rese possibile uno sviluppo in attività agricolo-commerciali certamente non comuni per l’epoca. Dai ruderi dell’insediamento romano, posto nelle vicinanza dell’Indaco, nacquero i centri fortificati del territorio che risalgono al sec. VI, nel periodo delle invasioni gotiche e longobarde. Dopo l’insediamento Piceno e le conquiste romane del territorio, la storia dell’abitato s’intreccia comunque con quella del vicino Monsampietro Morico, quando il conte normanno pugliese Malugero Melo, figlio di Drogone d’Altavilla, raggiunse queste terre dove sposò una certa Mòrica.

Dal matrimonio nacquero tre figli ed a quello di nome Rinaldo, tra l’altro figlio illegittimo, il Conte affidò un castello posto nell’attuale territorio comunale di Monte Rinaldo. Tale racconto può essere ricondotto al dominio feudale di epoca franca. Il territorio di Monte Rinaldo, considerato “di frontiera”, nel medioevo fu conteso dal ducato di Fermo, dalla città di Ascoli e dall’Abbazia Farfense della vicina Santa Vittoria. Sono di questo periodo i castelli di Bucchiano e di Montorso che verso il 1000 erano già in questi vasti territori.

Il primo documento che nomina espressamente “Monte Rainaldi” è la donazione Rainberga del 1032, con cui la badessa di un monastero di Petritoli dona all’Abbazia di Monatecassino il castello e quello di “Vecciano”. In particolare nel 1307 il castello di “Vecciano”, da intendersi Bucchiano, fu assalito e combattuto dalla vicina Montelparo, la cui popolazione parteggiava per il Pontefice. Monte Rinaldo, come altri Paesi, nella seconda metà del secolo XIII, dipendeva da Fermo ed a Fermo passò nel 1333 l’importante per l’epoca castello di Bucchiano, distrutto successivamente nel 1378 da Fucaporo, tiranno di Fermo. Poiché le dispute e i conseguenti scontri armati venivano originati quasi sempre per questioni inerenti i confini, questi furono definitivamente stabiliti nel 1539 da Mario Favonio di Spoleto, uditore del Cardinale Carpi.

In seguito il paese vive le vicende degli altri Comuni della zona, con il dominio dello Stato Pontificio, l’invasione dei francesi e quella napoleonica, che lo destina a far parte del Dipartimento del Tronto, dipendente dal Cantone di S. Vittoria, fino alla restaurazione Pontificia ed alla proclamazione del Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II nel 1861.

Monte Rinaldo si erge su tre colli, tra la valle del fiume Aso e quella del fiume Ete, locato a metà strada tra l’Adriatico e i Sibillini. Dal belvedere si può ammirare lo splendido paesaggio circostante, che dalla collina porta fino al mare. Il centro storico è di stampo medievale, con le porte che si aprono nelle mura, le quali corrono attorno alla piazza, dove si trovano la Torre Civica e Palazzo Giustiniani.

Area archeologica “La Cuma”

L’area archeologica “La Cuma” si trova sul versante settentrionale della valle dell’Aso ed è ubicata precisamente a quota 350 m s.l.m., a mezza costa in località detta anticamente “La Cuma”, in una zona delimitata ad est dal fosso della Castelletta e a ovest dal fosso di Santa Lucia. Il rinvenimento avvenne occasionalmente, in seguito ad alcuni lavori agricoli, nel 1957. Furono condotti scavi sul posto e fra il 1958 e il 1960 l’intera area fu assoggettata a vincolo archeologico. Nel 1958 si aprì il cantiere di scavo che portò alla luce il resto delle strutture oggi note, ovvero un’area santuariale, risalente all’età tardo repubblicana del II-I secolo a.C., con un portico a doppia navata, lungo 63,50 metri e largo 10,10 metri, che presenta due colonnati paralleli, di ordine ionico-italico quello interno e di ordine dorico quello esterno, con splendidi capitelli molto ben conservati. Anteriormente al porticato, in posizione centrale, è stato rinvenuto un tempio conservato solo a livello di fondazioni più un’ulteriore costruzione che probabilmente veniva utilizzata per uso sacerdotale. Il tempio aveva sicuramente una facciata di ordine tuscanico mentre è totalmente sconosciuta la divinità, o le divinità, a cui esso era dedicato. Una possibilità è che vi fosse un luogo preesistente deputato ai riti della sanatio, ovvero quelle pratiche legate al culto dell’acqua e quindi solitamente associate al culto di una dea femminile, a cui i pellegrini si affidavano con scopo curativo. Ne sono testimonianza i numerosi ex-voto conservati al museo, che rappresentano varie parti anatomiche, principalmente mani e piedi che si soleva portare in dono alla divinità con la richiesta di cura dell’arto malato corrispondente. Un’ulteriore ipotesi ritrova un legame tra il santuario e la perduta città di Novana, citata da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia insieme ad altre città tutt’oggi esistenti e di cui non ne è mai stata accertata la precisa collocazione.

Il complesso monumentale sorge su una terrazza artificiale, scavata sul fianco ovest della collina e delimitata sul lato nord da un muro di fondo del portico monumentale, che fungeva anche da muro di contenimento della terrazza. Nell’area sono state rinvenute anche delle cospicue tracce della decorazione architettonica, in terracotta, costituita da varie lastre di rivestimento, sime, cortine, cornici e antefisse e da una serie di figure frammentarie a tutto tondo appartenenti alla decorazione frontonale (oggi esposte al Museo civico archeologico di Monte Rinaldo), fra le quali si annoverano teste a tutto tondo riconducibili a modelli rinvenuti presso l’altare di Pergamo.

Museo Civico Archeologico

Il Museo Civico Archeologico ha sede presso la ex chiesa del S.S. Crocifisso in Via Crocifisso, di proprietà dell’Amministrazione comunale di Monte Rinaldo. La chiesa, edificata nel corso della prima metà del XIII secolo, e poi ricostruita nel 1662, era nominata precedentemente Chiesa di Santa Maria del Soccorso e, prima ancora, Chiesa di San Flaviano. L’edificio, oggi in un buono stato di conservazione, è in stile tipicamente romanico e presenta sulle facciate dei grossi blocchi di arenaria che provengono quasi certamente dal muro di contenimento dell’area archeologica. Al suo interno presenta tre altari di stucco in stile barocco e un bellissimo altare intagliato costruito interamente in legno dorato.

Dal 2008 ospita al suo interno una prestigiosa collezione di reperti archeologici rinvenuti nel vicino sito archeologico denominato “La Cuma”, in cui vi sono i resti monumentali di un santuario di età tardo repubblicana, in un contesto territoriale e ambientale di notevole valore che si configura come un luogo ideale di conoscenza e riscoperta di realtà antiche. Fanno parte della collezione le lastre di rivestimento della copertura degli architravi, i rivestimenti degli spioventi, delle testate delle travi, le antefisse e le decorazioni del frontone tra cui spiccano una lastra di rivestimento che presenta in rilievo un uccello su una composizione floreale, sicuramente realizzati a mano rispetto alle ulteriori lastre in cui si nota la classica realizzazione a stampo, oltre a numerose antefisse in cui sono rappresentate le figure di Ercole e Potnia Theròn, signora degli animali. Tra i reperti delle statue che originariamente decoravano il frontone del tempio troviamo  diverse teste, sia maschili che femminili, frammenti di panneggi e di membra di notevole qualità artistica che si contraddistinguono per una vigorosa caratterizzazione patetica che le avvicina ad opere del barocco dell’Asia minore. Lungo il percorso espositivo, sapientemente progettato per offrire al visitatore una comprensione del forte legame tra i reperti conservati e l’originario contesto storico d’appartenenza, sono esposte pregevoli testimonianze relative al luogo di culto. Degne di nota sono alcune ceramiche di differenti epoche come piatti, contenitori e coppe, tra cui una recante l’iscrizione dedicata a Giove che ha lasciato supporre ad alcuni studiosi che probabilmente vi fosse una qualche connessione con la divinità a cui era dedicato il tempio, due monete romane, di cui una in argento di Cornelius Scipio Asiagenus (91-90 a.C), una lucerna acroma di tipo Esquilino, fibule in bronzo, statuette femminili di tanagrina, tegole di varia fattura che recano lo stampo dei marchi di fabbrica e parti anatomiche di arti superiori e inferiori che costituivano ex-voto dedicati alle divinità. Ammirando i vari reperti contenuti nel museo si notano anche alcuni dettagli della originaria pittura policroma che sicuramente ricopriva i rivestimenti e che ci fornisce l’idea della magnificenza e suggestione che doveva avere il sito nell’antichità.

EVENTI

Monte Rinaldo organizza vari eventi estivi come “Il Capitello d’oro”, gara canora dedicata ai bambini, spettacoli teatrali organizzati dal TAU e realizzati all’interno del suggestivo scenario del santuario romano “La Cuma”, concerti dal vivo e appuntamenti enogastronomici come la sagra della bistecca e del castrato. Da qualche anno si organizza anche una festa autunnale denominata Archeologia e tipicità con mercatini dell’usato, stand con piatti della cucina locale e spettacoli di intrattenimento.

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